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You’re The Best Thing About Me: prime impressioni

Inserito da on settembre 6 – 21:12 | 674 visite

“The best things are easy to destroy.”

L’attesa è finita. Dopo The Blackout gli U2 hanno presentato ufficialmente la tanto chiacchierata You’re The Best Thing About Me .
Ricordiamo infatti che già la scorsa estate questa canzone era stata suonata da da dj Kygo in versione remix.
La nostra Daniela aveva già analizzato quel remix la scorsa estate in questo stupendo articolo The Best Thing: testo, traduzione e interpretazione .

La prima cosa che colpisce è lo sguardo di Sian (una delle figlie di Edge) sulla copertina del singolo. Il colore che domina la foto è il blu e lei indossa un elmetto, quell’elmetto portato da Peter Rowen, diventato famoso grazie alle copertina di The Best of ’80-’90 (dove troviamo anche The Sweetest Thing, coincidenze?).
E quello sguardo mi ha ricordato dei versi di William Blake tratti da The Tyger (Songs of Innocence and of Experience):
“In remoti abissi o cieli
arse il fuoco dei tuoi occhi?
Su che ali osa volare?
Quale mano affera il fuoco?”

Questo primo singolo gode di una gran forza vitale e la sua luce si oppone all’oscurità di The Blackout.
Il testo parla di Ali, come aveva già anticipato Bono qualche tempo fa, e anche questa volta non è affatto banale.
Ringraziamo gli amici di U2start che hanno trascritto le parole dal lyric video di YouTube, trovate il testo cliccando qui.

Quello che notiamo subito è la profondità del testo, il quale si va ad inserire in un contesto più ampio di canzoni che Bono ha dedicato alla sua Alison. Il punto immobile da tenere a mente è questo, il centro di equilibrio tra Bono ed Ali.
Non si tratta di perché due persone si mettono insieme ma perché rimangono insieme.

Gli anni ’80 degli U2 ci hanno regalato, tra le tante bellissime canzoni, una trilogia in particolare di canzoni dedicate all’amore: With Or Without You, Luminous Times e All I Want Is You. Ne avevamo parlato nell’articolo Trent’anni di The Joshua Tree: Un lungo viaggio.

Rimanendo sulle canzoni d’amore più personali degli U2 ci spostiamo verso gli anni più recenti e troviamo subito, passando prima per Ultraviolet (Light My Way), The Sweetest Thing (apparsa già come b-side proprio in The Joshua Tree nell’87). Il filo rosso è sempre quello: Bono e Ali.
Da The Sweetest Thing vanno tracciate due linee: una va a toccare Every Breaking Wave e l’altra tocca Song For Someone.

Al tema dell’Innocenza perduta tanto caro a William Blake si unisce quello dell’amore che è strettamente collegato.
L’equilibrio tra la forza e la debolezza dell’animo umano. La cura dell’amore come se fosse un giardino e la gioia e dolori che ne derivano.
Blake sempre in Songs of Innocence and of Experience scriveva così:
“Mi venne offerto un fiore
tale che maggio mai porto l’eguale;
ma dissi: – Ho un Bel Roseto -,
e quel fiore soave disdegnai.

Tornai quindi al Roseto
notte e giorno a curarlo; ma la Rosa
si volse con dispetto, 
ed ebbi spine – unico diletto.”
[My Pretty Rose Tree]

Parlando di Every Breaking Wave quando fu rilasciato Songs Of Innocence, lo stesso Bono aveva spiegato che tra lui ed Ali le cose non sempre sono andate bene. Ad un certo punto forse la cosa più saggia sarebbe stata separarsi…ma non l’hanno fatto. Perché?
Tutti i dubbi e la matura consapevolezza di Every Breaking Wave contrastano quell’amore fresco e giovanile di Song For Someone.

Le due linee tracciate ora confluiscono di nuovo in una sola che va dritta a You’re The Best Thing About Me.
La canzone è vitale e luminosa. Ha l’orecchiabilità di Ordinary Love (altro esempio di testo non banale che parla d’amore), la freschezza di Invisible e l’epicità di Magnificent, tanto per fare qualche esempio recente.
Il testo presenta alcuni versi brillanti come: “When the world is ours / The world is not your kind of thing / Full of shooting stars / Brighter as they’re vanishing” come anche il ritornello “You’re the best thing about me / The best thing that ever happened a boy / You’re the best thing about me / I’m the kind of trouble that you enjoy / You’re the best thing about me / The best things are easy to destroy / You’re the best thing about me”.
Il bridge è emozionante: I can see it all so clearly / I can see what you can’t see /I can see you love her loudly /When she needs you quietly”.
Queste parole cantate da Edge a primo impatto sembrano essere un punto di vista esterno alla canzone e quindi alla relazione di Bono e Ali ma è solo una mia supposizione.
È molto interessante inoltre vedere come l’amare “loudly” (ad alta voce) di Bono sia contrapposto al “quietly” (tranquillo, in modo sobrio) di Alison.

Dal punto di vista musicale risalta subito la freschezza e la gioia della canzone grazie anche alla produzione di Steve Lillywhite, Ryan Tedder e Jacknife Lee che contribuiscono a confezionare questo singolo dalle enormi potenzialità.
La prima parte della canzone, diciamo per un minuto abbondante, è quella che al momento convince meno a causa di alcune scelte di mixaggio che al momento trovo di difficile comprensione.
Sembrano idee diverse prese da più di un take.
Si tratta comunque di prime impressioni.

Dal primo ritornello in poi la canzone sale decisamente di livello, potremmo dire che si eleva.
Si eleva grazie alla chitarra di Edge che è il protagonista di questa canzone. Le sue trame sul ritornello e sul bridge sono fantastiche e vanno a costituire quel sound “killer” e irresistibile che è il marchio di fabbrica degli U2 insieme al cantato gioioso di Bono.
Le linee di basso di Adam anche qui non sono affatto scontate presentando un gran bel groove, come anche in The Blackout il bassista sembra decisamente ispirato.
Lo stesso discorso vale per Larry, che al contrario di The Blackout dove forse rimane un po’ in secondo piano, qui suona più deciso regalando ottimi spunti con il suo solito drumming caldo e limpido di grande qualità.
L’arrangiamento della canzone è molto ricco a livello sonoro – se si ascolta bene ci sono letteralmente tanti suoni e molta elettronica – ed è più lineare comparandolo alla già citata The Blackout che rimane comunque forse più complessa come struttura.
The Little Things That Give You Away al momento è fuori da questa comparazione poiché non conosciamo la versione in studio.
A proposito di The Blackout, qui The Blackout: prime impressioni trovate l’articolo dedicato. 

Il potenziale della canzone secondo me non è discutibile, rimane solo da vedere se questo singolo è un radio edit o la versione definitiva per un giudizio più critico.

Menzioni speciali per il ritornello ed il bridge.
Il ritornello è assolutamente killer e trasmette una gioia a cui è difficile rimanere insensibili così come il bridge con il cantato di Edge riesce a mettere i brividi per poi sfociare nell’ultimo ritornello dove il sound va ad “aprirsi” totalmente.
Possiamo fare un altro esempio con la già citata Every Breaking Wave: lì dopo il bridge l’ultimo ritornello riesce “esplodere” nel sound.
È il twist che manca a The Blackout.

Dall’altra parte invece va segnalata la strana scelta di mixaggio fatta per tutta la prima parte della canzone. Va sicuramente giudicata più avanti nel tempo ma ora come ora trasmette un feeling difficilmente decifrabile.

Concludo con un piccolo estratto di ciò che ha dichiarato Bono al New York Times: “Stai facendo uscire una canzone che parla della tua ragazza mentre il mondo è in fiamme?
Sì. La gioia è un atto di ribellione.”


Jacopo D’Ipolito

Immagine in evidenza e foto di Sian via U2 (Fb)
Grazie per i preziosi contributi agli amici di U2gigs e u2songs.
Link intervista al New York Times U2 Offer ‘Songs of Experience’ to a World That’s on Fire

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