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Glamour.com: Bono è il primo ‘Man Of The Year’ di Glamour!

Inserito da on novembre 5 – 19:40 | 897 visite

Nei giorni scorsi il magazine Glamour ha identificato le 100 ‘Women Of The Year’ (Donne dell’Anno) : 99, in realtà, perché tra queste c’è anche il nostro caro Bono, scelto per il suo impegno civile e sociale profuso a favore delle donne; non era mai successo che un uomo venisse inserito in questa lista.

Durante la cerimonia del 14 Novembre a Los Angeles Glamour decreterà le “Women of the year” e, per questa volta, anche un ‘Man Of The Year’ (Uomo dell’Anno).

‘Nonostante per anni abbiamo evitato di nominare un “Man of the Year”, perché riteniamo che gli uomini non meritino premi e perché qui a Glamour amiamo celebrare le donne, ci sono tanti uomini che lottano per i diritti delle donne, ed è quindi arrivato il momento di gratificare questa dedizione‘.

si puo’ leggere nell’editoriale del magazine dove si annunciano i nomi.

Una gara diversa, insomma, con un rappresentante del sesso maschile scelto soprattutto per la campagna del 2016 Poverty is Sexist’ di ONE .

Qui di seguito la traduzione completa dell’articolo su Bono scritto da Christiane Amanpour e pubblicato su Glamour il 31 Ottobre 2016.


– Women of the Year
Bono appena diventato il primo ‘Uomo dell’Anno’ di Glamour

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by Christiane Amanpour

“E’ uno dei sostenitori più espliciti ed efficaci per le donne e le ragazze che conosco. … Come attivista, sta usando le sue abilità per far parlare il mondo circa il fatto che la fine della povertà estrema inizia con l’emancipazione delle donne e delle bambine”.

Melinda Gates, filantropo e ‘Donna dell’anno’ nel 2013.

Quando l’icona umanitaria e rock Bono ha saputo che stava per essere onorato da Glamour come il primo in assoluto ‘Uomo dell’anno’, ha chiamato Ali Hewson, sua moglie da 34 anni, per darle la notizia.

“Ho chiesto se pensava che me lo meritassi. Non ne era sicura,” Bono mi dice con una risata. Ha detto che ho ancora del lavoro da fare!

Il frontman degli U2 non ha dubbi.

“Sono sicuro di non meritarlo,” dice. “Ma io sono grato per questo premio e lo vedo come una possibilità per dire che la battaglia per la parità di genere non può essere vinta se gli uomini non la portano avanti insieme alle donne. Siamo in gran parte responsabili del problema, quindi dobbiamo essere coinvolti nelle soluzioni“.

Io sono dalla parte di Glamour: Credo che Bono sia la scelta perfetta per questo ‘onore della prima volta’ perché, ora 56enne, ha cercato di fare del bene per tutto il tempo in cui ha fatto musica. Ho incontrato Bono, nato Paul David Hewson, a Sarajevo nel corso del Capodanno 1996, poco dopo che gli accordi di pace conclusero la guerra civile bosniaca quel novembre. Era la prima volta in quattro anni che i cannoni tacevano e che il popolo di quella bella città avrebbe potuto festeggiare occupando sale da concerto e bar/cafè. Mi infilai in una macchina affollata una notte, diretta ad una festa, e lì c’era Bono. La nostra amicizia umanitaria ventennale iniziò lì.

E mentre il mio amico ha venduto 170 milioni di album e vinto 22 Grammy, quello che ammiro di più di lui è il suo straordinario talento per affrontare problemi che sembrano insormontabili facendoli arrivare a progressi imponenti e quantificabili. Non capita a tutte le superstar (o tantomeno agli uomini di stato), che riescano a portare a 100 miliardi di Dollari la cancellazione del debito dei 35 paesi più poveri del mondo, o convincere il governo americano a dare un maggior contributo di sempre per i farmaci salvavita contro l’AIDS in Africa, come fece il presidente George W. Bush nel 2004.

Ora Bono ha creato Poverty Is Sexist, una nuova campagna con lo scopo specifico di aiutare le donne più povere quelle che sopravvivono con meno di 2 Dollari al giorno a livello mondiale.

“Le donne portano il peso della povertà”,

dice Bono, nel senso che hanno molte meno probabilità rispetto agli uomini di avere accesso a cibo, acqua potabile, istruzione e assistenza sanitaria; leggi in molte parti del mondo non le proteggono dalla violenza sessuale o non permettono loro di possedere la terra che lavorano. Attraverso la creazione di Poverty Is Sexist, Bono sta rendendo chiaro che gli uomini potenti possono, e dovrebbero, prendere posizione su questi temi profondamente radicati.

 

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Le donne lo hanno sempre fortemente influenzato nel suo lavoro. Solo un esempio: Durante il suo impegno appassionato nel 1990 per ottenere farmaci antiretrovirali nelle zone povere rurali in Sud Africa, Bono incontrò una donna sieropositiva di nome Prudence che era venuta a condividere la sua storia con lui invece di partecipare al funerale di sua sorella. Nella sua città, ha spiegato, non giravano sufficienti farmaci antiretrovirali. Prudence avevano ottenuto le ‘pillole’ per se stessa perché aveva fatto una campagna per un aiuto nel mondo esterno, mentre la sorella, una madre che era dovuta rimanere a casa con i suoi figli, ne restò senza e morì di AIDS.

“Mi ha detto Prudence, ‘lasciare che il mondo conosca ciò che abbiamo di fronte è più importante che andare al funerale di mia sorella’ “, lui ricorda.

Anche se stordito dalle sue parole, Bono dice di aver capito, perché a quel tempo in alcune parti dell’Africa

“L’HIV / AIDS era una condanna a morte. Immaginate di andare a una partita di calcio e di pensare che un terzo di queste persone in questo stadio stiano per morire. Questa era una guerra, e le donne sono state in prima linea per combattere quella guerra. “

“Oggi 17 milioni di persone nell’Africa Sub-Sahariana hanno i farmaci salvavita per l’AIDS, partendo da 300.000 nel 2000, in gran parte grazie al lavoro di Bono e ONE, l’organizzazione internazionale di volontariato e di difesa che egli ha co-fondato nel 2004. Ora si spera che Poverty Is Sexist possa avere un impatto simile. La campagna ha creato un rapporto dettagliato che documenta il legame tra povertà e sesso (inteso come genere) e lo ha inviato l‘8 marzo di quest’anno, International Women’s Day (Giornata Internazionale della Donna), ad ogni presidente e primo ministro nel mondo. Incluso nel rapporto: il fatto che, in Africa, le giovani donne rappresentano la maggioranza, il 74% di tutti i nuovi casi di AIDS tra gli adolescenti, ed è per questo che uno dei primi obiettivi della campagna è quello di convincere a dare contributi maggiori al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria. Nel mese di Agosto, il primo ministro canadese Justin Trudeau è diventato il primo capo di stato ad rispondere a queste richieste, aumentando il contributo del Canada al Fondo Globale del 20 per cento. Altri membri del Fondo ne hanno seguito l’esempio, aumentando le donazioni per un totale di 13 miliardi di dollari che aiuteranno a salvare 8 milioni di vite ed evitare 300 milioni di nuove infezioni entro il 2019. Queste sono vere donne e bambini le cui vite sono state salvate, e questa è l’eredità di Bono.

Chiedo al primo ‘Uomo dell’Anno’ di Glamour perché così pochi uomini siano disposti a stringersi attorno a cause delle donne.

“Gli uomini possono essere un pò ottusi a volte,” dice. “E includo me stesso. Onestamente, le cose che dovrebbero essere ovvie a volte non lo sono.

Qual’è ovvio per Bono (padre di due figlie femmine e due maschi, tutti femministi e attivisti ):

“Possiamo fare molto di più di quanto pensiamo di poter fare. I leader sono responsabili per tutti noi. Se non supportano le donne e le ragazze, votiamo per buttarli fuori. Per citare Nelson Mandela,Sembra sempre impossibile, fino a quando non viene fatto.’

 

(Christiane Amanpour, Woman of the Year del 2005 , corrispondente capo per la CNN International e conduttrice del programma notturno di News internazionali della CNN, Amanpour’. Secondo la rivista Forbes è tra le 100 donne più influenti del mondo.)

 

Articolo e traduzione a cura di Daniela @daniDpVox

Fonte | Glamour.com  (Articolo originale:http://www.glamour.com/story/women-of-the-year-bono)

Foto : Reuters/ Mike Hutchings, Sam Jones 

 

 

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