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U2, “Silencio”: la chitarra di The Edge detta le regole

Inserito da on settembre 29 – 08:32 | 261 visite

Un riff immediato, una sezione ritmica ritrovata e una produzione che spinge sull’impatto. Il secondo singolo da Carnaval De Luz mostra gli U2 più muscolari, con un ritornello che avrebbe meritato maggiore incisività.

“Muscolare”. La definizione arriva da un collega di redazione e descrive bene Silencio: un brano compatto, fisico, con una chitarra che si prende il centro della scena e una sezione ritmica convincente. Gli U2 scelgono l’immediatezza del riff e il piacere di un suono graffiante, tornando su un terreno familiare con un’energia che merita attenzione.

Pubblicato giovedì 24 settembre, nella settimana del cinquantesimo anniversario della band, Silencio è il secondo singolo estratto da Carnaval De Luz, dopo Street of Dreams. Il disco uscirà il 13 novembre 2026: sedicesimo album in studio, prodotto da Jacknife Lee, con produzione aggiuntiva di Ryan Tedder proprio su questo brano.

L’ascolto richiama subito quel versante del pop rock degli U2 che affida alla chitarra il compito di identificare una canzone dalle prime battute. Vengono in mente Vertigo, Elevation e The Miracle (of Joey Ramone): riff riconoscibili, suoni ruvidi e una struttura pensata per coinvolgere rapidamente. Sono riferimenti utili a descrivere un’attitudine, purché non diventino sovrapposizioni: epoche, produzioni e contesti restano differenti.

Silencio parte da basso e batteria, lasciando ascoltare il motore del brano prima dell’ingresso della chitarra. I due strumenti hanno spazio, peso e un equilibrio chiaro.

Larry Mullen Jr. suona con convinzione e restituisce quella fisicità che giustifica l’aggettivo “muscolare”. Dopo l’assenza dalla residency allo Sphere durante il recupero da un intervento chirurgico, viene spontaneo dirgli bentornato. Quella pausa aveva reso evidente quanto il suo contributo pesi nell’identità degli U2. Qui la sua presenza si sente, anche se il mix non sempre le concede tutto lo spazio che meriterebbe.

Accanto a lui, Adam Clayton si ritaglia un ruolo significativo. Il basso rafforza l’impressione di una crescente centralità nelle produzioni recenti del gruppo: la linea si fa seguire e il timbro contribuisce attivamente al carattere del pezzo. Ha corpo, ma conserva un bel nervo; sotto la pienezza rimane un’articolazione che sostiene il movimento.

Poi entra The Edge e il centro di gravità si sposta.

Il riff ha come centro il Mi maggiore e si sviluppa attraverso accordi tutti maggiori: un primo movimento Mi–Sol, seguito da Mi–Sol–La–Si♭–Si–Sol, prima della ripartenza. Il passaggio cromatico fra gli accordi di La, Si♭ e Si dà mordente alla progressione, mentre il ritmo, gli accenti e l’attacco della mano destra ne definiscono il carattere. In strofa il pedale di Mi mantiene una base stabile, sulla quale riaffiorano gli interventi della chitarra, lasciando al groove e alla voce il compito di sostenere la tensione.

Negli intermezzi emerge la figura sulle note di Re e Mi: un lavoro ritmico su una singola corda, con un suono distorto, spinto e arricchito dal delay. La distorsione dà mordente all’attacco, mentre le ripetizioni prolungano le note e contribuiscono alla trama ritmica. Il materiale melodico è essenziale; il carattere nasce dagli accenti e dal modo in cui questa chitarra tagliente attraversa l’arrangiamento.

È un tratto del linguaggio di The Edge che funziona anche nel contesto più apertamente rock: bastano poche note, collocate e trattate nel modo giusto, per rendere riconoscibile una parte.

Bono appare in forma e a proprio agio dentro una struttura così diretta. La voce sostiene l’energia del pezzo e la sua immediatezza, rafforzando l’impressione di un singolo dal potenziale radiofonico. Il riff arriva subito e rimane in testa. Il ritornello, invece, convince meno.

La tensione costruita dalla sezione ritmica e dalla chitarra lascia attendere un’apertura più incisiva. L’energia resta alta, ma manca quello scatto melodico capace di far decollare il brano. Il ritornello finisce così per risultare meno memorabile del riff che lo sostiene: funziona dentro la canzone, senza raggiungere la forza dei migliori ritornelli degli U2.

Sul piano produttivo, la direzione è quella di un rock moderno, pieno e attento alla consistenza dei timbri. Il basso ne è un buon esempio: la combinazione di definizione e ruvidità suggerisce una componente pulita affiancata da una più satura.

L’impressione è quella di un segnale diretto che conserva solidità e articolazione, insieme a una lavorazione distorta che aggiunge armoniche e presenza. Resta un’ipotesi d’ascolto: potrebbe trattarsi anche di un’unica esecuzione distribuita su due percorsi, senza una vera doppia traccia. Il risultato è quel gonfiore controllato che permette al basso di sostenere il brano e alimentarne la grinta.

La chitarra riceve un trattamento ancora più esplicito. Dopo l’equilibrio dell’introduzione entra a gamba tesa, guadagna il primo piano e ci rimane. La si può trovare leggermente alta rispetto agli altri strumenti, ma il suo protagonismo è anche un valore aggiunto: dà al singolo una fisionomia precisa e restituisce il piacere di una chitarra elettrica graffiante.

Quanto alla strumentazione, nel videoclip The Edge imbraccia una Telecaster nera con manico chiaro, accanto a un combo Fender a due coni, presumibilmente un Twin Reverb. Diverso il setup del 25 settembre alla Mount Temple Comprehensive School, dove gli U2 hanno celebrato i cinquant’anni con un’esibizione a sorpresa nella scuola delle loro origini, includendo Silencio in scaletta.

Qui, affiancato da due Vox AC30, The Edge ha utilizzato una Epiphone Casino sunburst con due pickup single coil P-90 “dog-ear” e vibrato Tremotone, riconoscibile dalla placca con il logo “E” e dalla lunga leva metallica. Verosimilmente è l’esemplare del 1962 già censito dal suo tecnico Dallas Schoo fra le chitarre della sua dotazione. Resta invece difficile ricostruire l’origine precisa di una distorsione così marcata e identificare gli eventuali pedali utilizzati. Le immagini documentano le scelte per il video e per il palco, senza confermare la strumentazione impiegata nella registrazione.

Il limite del mix riguarda soprattutto la batteria. L’esecuzione trasmette forza e il trattamento sembra più riuscito rispetto ad alcune prove del passato, ma nel pieno dell’arrangiamento Larry rimane un po’ arretrato. Con gli ascolti successivi la parte diventa più leggibile; resta il desiderio di sentirla emergere maggiormente accanto alla chitarra.

La pienezza costante potrebbe contribuire anche alla limitata esplosione del ritornello. Quando l’impatto è già elevato, il passaggio successivo deve trovare slancio nel contrasto o nella melodia. Qui sarebbe servita soprattutto un’idea capace di rendere quel momento più incisivo.

Quanto di questo suono ritroveremo in Carnaval De Luz? Silencio dimostra la voglia della band di spingere, ma sarebbe prematuro considerarlo la sintesi dell’album. Un singolo così immediato può rappresentarne un volto, lasciando ad altre canzoni il compito di esplorare direzioni differenti.

Anche sul piano tematico emerge una prospettiva interessante. Rispetto al precedente evocato da The Blackout, l’impressione è che in Silencio la dimensione spirituale e religiosa abbia un rilievo maggiore. Il rapporto con Days of Ash ed Easter Lily è parte della concezione del progetto: album ed EP appartengono allo stesso periodo creativo e seguono idealmente la successione Carnevale, Quaresima e Pasqua. Carnaval De Luz arriva dopo nelle pubblicazioni, ma prima nel percorso simbolico.

L’idea di un trittico è quindi suggestiva: un percorso nel quale temi collettivi e riflessioni spirituali possono trovare continuità anche attraverso forme musicali diverse. Per valutarne la tenuta bisognerà aspettare l’album completo.

Intanto Silencio è promosso. Clayton ha suono e presenza, Mullen restituisce forza, Bono sostiene il brano con sicurezza e The Edge ne firma il tratto più riconoscibile. La produzione valorizza l’urgenza rock, pur lasciando desiderare più spazio per la batteria.

Il voto è 7,5. A impedire di salire è soprattutto il ritornello: dopo una costruzione efficace, manca il passaggio melodico capace di trasformare l’impatto in qualcosa di più duraturo. A nove anni da Songs of Experience, era lecito aspettarsi maggiore incisività proprio in quel punto.

La curiosità per Carnaval De Luz rimane accesa. Silencio ha carattere, un riff che si fa ricordare e una chitarra che rivendica il proprio posto. L’appuntamento è al 13 novembre; intanto, The Edge ha già fatto capire che intende farsi sentire.

 

Articolo a cura di James Vignotto

Immagine in evidenza Photo credits ©️ Michael Schwartz

Video © U2 & © BONO tv

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