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Bono al NYTimes: Gli U2 non si piegano al terrorismo e tornano a Parigi

Inserito da on dicembre 2 – 19:10 | 147 visite

2 Dicembre 2015

Verso la metà di ogni concerto del tour degli U2, un attentato simulato va in scena. Il suono della esplosione, insieme alla canzone “Raised by Wolves” che ricorda delle autobombe a Dublino nel 1974, sta a significare la fine dell’innocenza nel loro autobiografico #U2ieTour.

“Sangue nelle case/sangue in strada,” canta Bono. “Le cose peggiori al mondo sono giustificate dalle ideologie.”

Messaggi di ricordo delle vittime passano sugli schermi:

“Ricorda le vittime,” “Lasciateci la nostra cultura,” “Giustizia per i dimenticati”.

Ai già presenti e ben connotati significati geopolitici dello #U2ieTour, vi aggiungerà parecchio valore simbolico quando la Band Irlandese terminerà il tour con i due concerti a Parigi Domenica e Lunedi 6 e 7 Dicembre, l’ultimo sarà trasmesso dalla HBO alle 9 p.m. Inizialmente fissati per il 14 e 15 Novembre alla AccorHotels Arena, i concerti e lo special televisivo sono stati posticipati a seguito degli attentati terroristici del 13 Novembre, dove sono state uccise 130 persone, tra cui 89 al Bataclan, dove si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal.

Credit Chad Batka for The New York Times

Poco meno di un mese dopo, gli U2 – che suonarono al Madison Square Garden alcune settimane dopo l’11 Settembre e onorarono i soccorritori dal palco – suoneranno il più importante concerto a Parigi dopo gli attentati islamici.

“Alcune delle nostre canzoni degli anni ’80, riguardanti gli eventi in Irlanda, improvvisamente hanno avuto un nuovo significato e attualizzazione con questi terribili fatti di Parigi,” ha detto The Edge, il chitarrista degli U2, che ha aggiunto che la Band “sta pensando a qualche ospite d’onore” per onorare i tragici avvenimenti.

Al telefono da New York, dove ha presenziato il 10° anniversario delle organizzazioni umanitarie fondate da Bono, ONE e (RED),il cantante degli U2 si è mostrato speranzoso circa il ritorno della Band a Parigi, manifestando gioia e al tempo stesso sfida verso il terrorismo. Ecco alcuni estratti dalla conversazione.

D. Avete suonato due concerti a Parigi prima degli attentati e vi stavate preparando per il concerto trasmesso dalla HBO. Dove vi trovavate quando avete saputo cosa stava succedendo?

R. Ero sul palco, stavamo provando al Bercy (ora AccorHotels Arena). Siamo stati evacuati dall’edificio. Speravamo che le notizie che si rincorrevano sui vari attentati fossero sbagliate. Non volevamo crederci, sembrava veramente il caos.

D. Quale è stato il processo decisionale che vi ha portato ad annullare i concerti?

R. Gli U2 non hanno esperienza nel cancellare concerti. Credo che il nostro essere irlandesi ci porta a non arrenderci al terrorismo. E’ un sentimento che ci accompagna per tutta la nostra vita. Ma guardando la faccia di Arthur Fogel (il rappresentante dei tour mondiali per Live Nation), ho capito che i concerti non sarebbero stati fatti. E inoltre: Come potevamo aiutare gli Eagles of Death Metal? Cosa potevamo fare mentre eravamo a Parigi?

D. Avete visitato il Bataclan e reso omaggio alle vittime.

R. Abbiamo fatto tutto ciò mentre andavamo all’aeroporto. Siamo partiti la sera successiva – abbiamo un aereo, che abbiamo messo a disposizione degli Eagles, ma avevano già trovato un altro modo per ripartire. La cosa migliore che abbiamo potuto fare per i nostri cari colleghi musicisti è stato comprargli dei telefoni.

D. Cosi siete riusciti a parlare con gli Eagles of Death Metal?

R. Ho parlato con Julian (Dorio) e con Jesse (Hughes). Ma la cosa migliore che potevamo fare, ci ha chiesto Jesse, era di procurargli dei telefoni per mandare messaggi e informarsi sui social cosa stava succedendo e cosa potevano fare. Gli abbiamo procurato i telefoni.

Jesse mi ha fatto rivivere tutto quello che era successo. Erano davvero sotto shock e avevano bisogno di veri consigli, non proprio di quelli da una famosa rockstar Irlandese. E’ molto difficile vivere i momenti successivi a una tragedia simile, così traumatizzante, erano scossi. Sono sicuro che si riprenderanno, ma erano veramente sconvolti.

D. Quando si è prospettata la possibilità di rifissare i concerti, per voi era importante tornare a Parigi il prima possibile?

R. Assolutamente si. Il terrorismo agisce sulle persone lasciandole impaurite e spaventate, e noi questo non lo vogliamo e non lo volevamo. Abbiamo creduto che il più grande e vero contributo che potevamo dare era onorare la gente di Parigi, che ci ha trasmesso il concetto di libertè, egalitè, fraternitè.

L’ISIS e questa sorta di estremisti sono un culto di morte. Noi siamo un culto di vita. Il rock è forza di vita, è gioia ed è un atto di sfida. Questo è ciò che sono gli U2. Questo c’è nel nostro DNA di Band. Ancora più importante in questo caso, è la sensibilità del pubblico. Già so fin da ora che saremo veramente trascinati dal pubblico Francese. E sarà spettacolare ed elettrizzante.

D. Vi siete allineati alla risposta politica dopo gli attacchi?

R. Io credo e sostengo solo una cosa da sempre, noi in Irlanda siamo abituati a credere che non dobbiamo diventare a nostra volta dei mostri per sconfiggere dei mostri. Non è solo il fatto che è stata tolta la vita a 130 persone. Loro stanno provando a togliere giustizia e uguaglianza. Infatti, se vedi alcune reazioni – salveremo solo i profughi Cristiani per esempio – puoi notare come stiano riuscendo nel loro intento. Se ci cambiano, allora si che avranno raggiunto il loro scopo.

D. Sei cresciuto con la sensazione che nel tuo Paese il terrorismo crescesse sempre e potesse colpire da un momento all’altro. In che modo questo tuo modo di essere cresciuto ti fa vedere i recenti attacchi a Parigi, Beirut e nel mondo?

R. “Raised by Wolves” – in ogni altro Venerdì, avrei potuto trovarmi proprio io in mezzo alle autobombe di Dublino. Trentatré persone sono morte quel Venerdì. Io non c’ero. C’era stato uno sciopero dei bus quel giorno, ecco perché sono andato a scuola in bicicletta. Nel mio chiedermi sempre perché scrivo nella maniera in cui sono abituato, perché scrivo sempre canzoni sulla giustizia sociale? Ho capito che quell’attentato quando avevo 14 anni mi ha veramente segnato anche se fisicamente non ho assistito.

Il migliore amico di mio fratello non lo ha evitato, ed è stato segnato per sempre dall’attentato. E’ venuto al concerto da noi la scorsa settimana a Belfast e Dublino con un pezzo di proiettile dalla macchina. Non si è mai ripreso del tutto, ha visto cose veramente terribili. Successivamente è diventato un tossico da eroina, ha dormito per la strada. Ora è recuperato, ma ha comunque portato un pezzo dalla macchina che è scoppiato di fronte a lui. Gli ho chiesto il motivo, e lui ha risposto, ” Ho portato questo brandello perché ha portato via per sempre una parte di me.” Quaranta anni dopo , le persone soffrono ancora.

D. Quando preparete lo show, a seguito di ciò che è successo, ci saranno della parti che modificherete? Ad esempio, le parti delle autobombe, con quelle fortissime esplosioni?

R. Se tu stessi per scrivere un articolo su Parigi, e ci fossero gli U2 a suonare, ti troveresti davanti a un concerto molto simile a quello che facciamo. E’ questa la cosa buffa. Ma la nostra non è gioia solo a mo di sfida; è il nostro lavoro che lo è un atto di sfida. Questo non sarà un concerto per eroi. Sarà solo: Fai il tuo compito. Questo vogliono da noi i Francesi. E noi faremo ciò che ci è chiesto di fare.

D. Il tour era pianificato per terminare in Irlanda, e ora i concerti di Parigi saranno le ultime date. Come questo cambia le cose?

R. Come può essere bizzarro – e ironicamente, quanto è di ispirazione – che quando abbiamo lasciato Parigi eravamo diretti a Belfast e li abbiamo trovato la pace? Abbiamo trovato la speranza. Questo si pensava che fosse un problema non risolvibile. E questa è stata una pace che è stata brutale. La gente è scesa a compromessi per realizzare quella pace.

Quando ti senti triste per queste cose e pensi, Dio, ci sarà mai fine a tutto ciò? Si ci sarà, serviranno tante cose da fare, e tanto tempo. Non sono mai stato un hippie – sono un punk rock, per la verità. Non ho mai pensato: “Alziamo le mani, e la pace arriverà perché noi la sogniamo nel mondo,” No. La Pace è l’opposto del sognare. E’ costruita lentamente e sicuramente passa compromessi brutali e piccole vittorie di cui non ti accorgi. E’ un affare sporco, portare la pace nel mondo. Ma sono sicuro che ce la possiamo fare, sono proprio sicuro.

Fonte | nytimes.com
articolo di  Joe Coscarelli
Traduzione a cura di Angelo @Noodles105
Photo by Daniela @daniDpVox

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