Approfondimenti

Articoli che raccontano il pensiero dei fan e analizzano la band, un tour, un progetto musicale extra U2, una collaborazione con altri artisti dal vivo, una canzone, una tematica, un album

Extra

Articoli su tutto quello che riguarda gli U2 NON a livello musicale (attivismo, ONE, (RED), impegno nel sociale, vita privata)

U2 Innocence + Experience Tour

Setlist, articoli, video, e foto del tour a supporto di Songs Of Innocence

Songs Of Innocence

Tutto sull'album degli U2 pubblicato il 9 settembre 2014

U2360GRADI [PINK]

La rubrica tutta al femminile dedicata agli U2 scritta da Angela Barresi

Home » Approfondimenti, News

Paul McGuinness: 35 anni alla guida della ‘più grande band al mondo’

Inserito da on gennaio 19 – 21:06 | 280 visite

paul-mcguinness-650-430-do-not-use

Paul McGuinness è stato intervistato per il nuovo numero di Billboard. Pochi manager sono così strettamente associati ad un solo gruppo e nel caso di Paul McGuinness  non poteva essere altro che gli U2, un gruppo nel quale ha creduto fin dalle prime armi ascoltandoli suonare a Dublino e che oggi è considerata la più grand band al mondo.

La notizia alla fine dello scorso anno che McGuinness avesse preso la decisione di fare un passo indietro e lasciare spazio a  Guy Oseary, manager di Madonna, dopo 35 anni di collaborazione ha lasciato un po’ di sconforto in tutti i fans, un po’ come quando una grande famiglia perde un punto di riferimento. Lo stesso Bono ha dichiarato: “Paul ci ha salvati da noi stessi molte volte e non esisterebbero gli U2 senza di lui “. Questa frase ci fa capire quanto l’ex manager della band fosse importante e mentore del gruppo.

La mossa rappresenta un cambiamento monumentale McGuinness, che ha dedicato più di metà della sua vita alla guida degli U2 . McGuinness ha avuto la visione di riconoscere l’alchimia che gli U2 esprimevano sul palco, quel legame così forte che riuscivano e riescono tutt’ora a creare tra loro ed il pubblico oltre a quell’ambizione ardente e la creatività che solo poche band riescono nel tentativo di cambiare la storia del rock.

In riconoscimento dei suoi successi ottenuti nella sua vita, McGuinness riceverà il Billboard Industry Icon Award 2014 a Cannes il 2 febbraio. Fino ad oggi il premio ‘Industry Icon Award’ è stato assegnato nel 2012 al fondatore della Sire Records / CEO Seymour Stein e nel 2013 l’onore è andato al fondatore Beggars Group / presidente Martin Mills .

Nato nel dopoguerra in Germania nel 1951 , il padre di McGuinness era un ufficiale della Royal Air Force nato a Liverpool e sua madre una maestra nella contea di Chiarraí in Irlanda. Cresciuto in una famiglia “non- musicale”, McGuinness è stato però attirato da una carriera per un certo verso artistica. Ha diretto opere teatrali e divenne giornalista presso il Trinity College di Dublino . Dopo una breve carriera nella produzione cinematografica (compreso un periodo nnela produzione nel classico cult ” Zardoz “, con Sean Connery) , McGuinness ha spostato la sua attenzione alla musica, lavorando con bands irlandesi dark come gli Spud prima dell’incontro fatale con gli U2 nel 1978.

In questa lunga intervista, Billboard riprende la storia proprio da lì, dall’inizio di un rapporto che ha cambiato per sempre la storia della musica.

Billboard: Qual è stata la tua prima impressione degli U2?
Paul McGuinness: Erano intelligenti e questo mi fu molto chiaro fin da subito. Avevano ambizioni, erano interessati a quello che che stava succedendo con altre band. Bono spesso scendeva dal palco cercando un contatto con il pubblico. Anche in giovane età, era un frontman molto carismatico.

Quali sono stati i primi successi che hai ottenuto gestendo gli U2?
E’ stato molto difficile ottenere un contratto discografico. Ho pensato che fossero davvero bravi ed era così ovvio ma mi ha sorpreso molto vedere che ogni casa discografica a Londra non li prendeva in considerazione. Ci è voluto tanto per ottenere un accordo, ma alla fine l’affare l’abbiamo ottenuto con la Island Records.

Siamo stati davvero molto fortunati ad avere firmato con la Island Records, perché la loro cultura per noi era perfettamente in linea con la nostra. La politica commerciale era di lasciare che l’artista si esprimesse. Sono sicuro che non era così semplice, ma c’era rispetto per l’artista. Quello che non mi rendevo conto all’epoca era di coinvolgere di più Chris Blackwell (fondatore della Island Records). All’inizio non è stato impressionato dalla band ma poi, più tardi, è divenuto un grande sostenitore. Le persone che realmente hanno firmato con la band alla Insland Records furono Nick Stewart, l’addetto stampa Rob Partridge ed il [ talent scout ] Annie Rosebury .

Sapevi che sarebbero divenuti “la più grande band del mondo” a quel tempo?
L’ unica ragione per cui ho voluto gestire una band è stato perché volevo a gestire una grande band. Io certamente non lo stavo facendo per amore.

I primi tre album degli U2 sono stati acclamati dalla critica, ma non furono certo un successone, e durante quel periodo che la band è riuscita a svilupparsi. Lo si considera sempre come una parte fondamentale della carriera di una band.
Ci siamo sempre resi conto che c’erano due carriere parallele da sviluppare: una dal vivo ed una da registrazione. Quello che abbiamo capito fin dai primi giorni era che se volevamo essere una grande band lo dovevamo essere dal vivo. Il primo album [“Boy“, 1980] era stato ben accolto dalla critica, ma non ha avuto alcun risultato a livello commerciale. Le potenzialità di quell’album sono venute fuori molto più tardi. Il secondo album [“October“, 1981] è stato registrato un po’ di fretta e, guardando indietro era piuttosto debole . Il terzo album [“War“, 1983] fu invece l’album numero 1 nel Regno Unito ed in quel periodo abbiamo fatto a Red Rocks (in Colorado) l’album dal vivo “Under a Blood Red Sky“e poi il film che ha accompagnato il disco [“Live at Red Rocks”] ottenendo un successo in tutti i paesi. “Unforgettable Fire” nel 1985 è andato al numero 1 in molti paesi europei e si è fatto rispettare negli Stati Uniti.

E’ stato allora che abbiamo deciso di suonare nelle arene negli Stati Uniti. Avevamo costruito una base molto forte dal vivo per l’America. Io credevo che sarebbe stato molto importante, e nei primi anni ’80 ci piaceva l’idea di trascorrere tre mesi negli Stati Uniti.

Una delle conoscenze più importanti che abbiamo mai fatto è stato con gli agenti Frank Barsalona e Barbara Skydel al Premier Talent, [ che ] davvero hanno creduto nella band. Ho imparato un sacco di cose solo dal parlare con Frank . Mi sedevo nel suo ufficio fino a tarda notte, quando tutti gli altri erano andati a casa, e Barbara era il nostro agente responsabile. Erano entrambi fondamentali per il successo della band .

In Europa e negli altri territori fuori dal Nord America abbiamo avuto un agente altrettanto brillante, Ian Flooks e la sua compagnia. Ogni data che abbiamo fatto in Europa lo dobbiamo a loro ed a Dave Kavanagh per quanto riguarda l’Irlanda. Poi abbiamo lavorato con promotori come Leon Ramakers e Thomas Johansson in Europa fin dal primo giorno, così come Michael Coppel in Australia.

Lavorare con gli agenti è stato fondamentale per il successo iniziale degli U2. La band voleva essere sempre al massimo dal vivo, e sono stati pronti a dedicare un sacco di tempo e fatica in tour. Non eravamo preparati a quel tipo di routine ma sono riuscito ad essere presente molto spesso agli spettacoli che organizzavamo dal vivo.

u2-and-guinness-510-do-not-use

C’è uno spettacolo che spicca?
Molti dei nostri grandi spettacoli sono stati al Madison Square Garden ed un posto davvero speciale per noi è New York che è sempre stato un mercato molto importante per noi e perché è stato un grande mercato. Eravamo abituati a suonare più notti al Ritz [ora Webster Hall], e con il denaro che abbiamo messo da parte in quelle date siamo riusciti a sovvenzionare tutto il resto del tour.

New York è stata dura nei primi anni ’80 con noi. Ci sono state [stazioni rock ] WNEW e WPLJ , che non hanno mai suonato gli U2. Siamo stati sostenuti da una stazione a Long Island chiamata WLIR . Siamo riusciti a lanciarci a New York attraverso le performance dal vivo.

A Los Angeles era più facile , perché KROQ ha accolto gli U2 fin dall’inizio, facendo in modo di far conoscere il nostro live a Los Angeles che era al Country Club, che accolse ben 1.200 posti. Fù tutto esaurito perché avevamo avuto del supporto dalla radio già in anticipo. Robert Hilburn scrisse degli U2 nel LA Times, prima ancora che arrivassimo. Così ogni volta che incontro qualcuno a Los Angeles che dice: ” Ah, sì, mi ricordo di averli visti nel Whiskey o il Trovatore , ” dico , ” Beh, in realtà , non l’hai fatto . Non abbiamo mai suonato in nessuno di questi luoghi . “Il primo è stato il Country Club ed il secondo spettacolo è stato al Santa Monica Civic. LA è sempre stato un mercato molto forte per noi, così come è stato Chicago, ancora una volta, grazie a dei buoni promotori. Non riesco a ricordare dove abbiamo suonato prima , ma sono sicuro che fosse per [Jam Productions] Arny [Granat] e Jerry [Mickelson] .

Suonare a Boston veniva naturale, perché è una città irlandese, e di nuovo anche li ci fu un grande promotore. Il primo spettacolo che abbiamo suonato a Boston è stata per Don Law [ora con Live Nation] al Paradise.

 

Fonte | Billboard

Segnalazione: Franco

Tradizione a cura di U2360GRADI.IT

© VIETATA LA RIPRODUZIONE SIA PARZIALE CHE TOTALE SENZA AUTORIZZAZIONE

Tags: , , , , ,

UA-23020968-1