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Voglia di ascoltare del buon delay

Inserito da on febbraio 17 – 14:30 | 1.173 visite

Sarà per l’intro di “Where The Streets Have No Name” versione Slane Castle dell’Elevation Tour anno 2001, sarà per il bellissimo documentario-film in DVD “It Might To Get Loud” con Jimmy Page, Jack White ed il “nostro” David Evans aka The Edge protagonisti (fu presentato un paio di anni fa al Sundance Film Festival di Toronto), sarà perché ognuno di loro spiega tantissimi segreti nell’armeggiare la chitarra (Jack White ex White Stripes ha addirittura realizzato una chitarra in una scatola di cartone), e sarà quel che sarà, ma questo suono/riverbero mi ha sempre affascinato…
Non è fingerpicking alla Knopfler, non e’ distorsione alla Hendrix, non e’ shoegaze, è collegamento con synthetizers e computer, una specie di echo, un rieccheggiare di Gibson o Fender “pizzicate” a dovere da grandi chitarristi. Una tecnica consona a David Gilmour dei Pink Floyd ma soprattutto a The Edge che ha inventato dei veri e propri capolavori con questa tecnica. Ricordo i passaggi in The Fly, Until The End of The World e via dicendo… passa dal rock puro a questo “eco” incredibile che ammalia tutti noi.
Non sono un chitarrista, lo avrete capito, ma è sempre stato il mio sogno più grande suonare una chitarra, poi si sa nella vita non si puo’ fare e avere tutto, ma starei ore ed ore a scrivere dei suoni più distorti, con eco, con gli effetti piu’ strani (mi piacciono ad esempio anche quelli creati da Matt Bellamy dei Muse dal vivo, sono devastanti). Non voglio tediarvi, così mi permetto di pubblicare la spiegazione tecnica tratta da Wikipedia. Trovo sia davvero interessante per tutti coloro che vanno al di là del “suono” di una canzone U2.

Alla fine lasciateci il vostro commento per farci sapere cosa ne pensate!

Intanto ecco Wikipedia cosa ci racconta:

Il delay, echo/delay o delay/echo (dall’inglese per “ritardo” e “eco”) è un effetto usato per modificare il suono di strumenti musicali elettrici oamplificati. Viene anche talvolta chiamato, più impropriamente, eco.
La funzione generale del delay consiste nel registrare il suono in ingresso e riprodurlo con un determinato ritardo temporale. Solitamente il suono ritardato viene aggiunto al segnale originale, anziché sostituirlo; in tal caso l’effetto complessivo è simile a quello dell’eco. Il concetto è anche analogo a quello del riverbero: la differenza principale fra questi due tipi di effetti sonori riguarda la scala dei tempi resi disponibili al musicista. Il riverbero, infatti, riproduce il suono originale con un ritardo minimo, sicuramente inferiore al secondo, mentre un delay può produrre il suono ritardato anche a distanza di decine di secondi.
Il suono ritardato può a sua volta essere reintrodotto nel sistema di delay, producendo una sequenza di echi. In genere, il suono ritardato è riprodotto a un volume inferiore all’originale, cosicché la sequenza di echi sfuma nel tempo, come un’eco fisica in determinate condizioni diacustica.

Un delay/echo Ibanez con i tre controlli fondamentali. Si possono osservare i due canali di uscita DRY (il suono originale, “secco”) e OUT (l’eco)
In genere, un delay offre al musicista almeno tre possibilità di controllo sull’effetto applicato: la scelta della lunghezza temporale del ritardo (che consente di mandare a tempo gli echi rispetto alritmo del brano musicale), la scelta del numero massimo di echi, e la scelta del volume degli echi. Si tratta in genere di un effetto a pedale, erirlo o disinserirlo a piacere, senza dover togliere le mani dallo strumento evitando interruzioni.
L’echo/delay è uno degli effetti standard usati in modo frequente nella maggior parte dei generi di musica leggera. Fra gli artisti che ne hanno fatto tradizionalmente un uso più evidente si possono citare i Pink Floyd, che hanno basato su effetti di eco il sound di moltissimi loro successi, da One of These Days (Meddle, 1971) a Another Brick in the Wall (The Wall, 1979). L’esempio forse più celebre è quello del chitarrista Brian May, che nel brano Brighton Rock dei Queen sviluppa un assolo basato esclusivamente sul delay.
I primi delay erano strumenti analogici, che usavano un supporto magnetico (per esempio unnastro) per registrare il suono in ingresso, in modo simile al funzionamento di un normaleregistratore a nastro; un esempio di un delay di questo genere è il celebre Roland Space Echo. Questo sistema aveva il difetto di comportare la progressiva usura del nastro impiegato. Tuttavia, lasciava anche la possibilità a musicisti con competenze tecniche di agire in modo estremamente creativo sulla riproduzione dei suoni. Un esempio celebre di uso creativo del delay con nastro magnetico è la tecnica delle Frippertronics sviluppata dal chitarrista Robert Fripp e da Brian Eno, il quale la riprende nuovamente insieme al chitarrista The Edge degli U2 nell’album The Unforgettable Fire della band irlandese.
A partire dagli anni ottanta il mercato ha sostituito rapidamente i delay analogici con i delay digitali, che digitaliizzano il suono in ingresso e lo memorizzano in un circuito che ha caratteristiche analoghe a quelle della memoria RAM dei computer. Questa tecnica presenta il vantaggio di non comportare virtualmente alcun tipo di usura dei componenti, consente una riproduzione più fedele del suono originale, e, attraverso la digitalizzazione, può facilmente essere integrata con altri strumenti di elaborazione del suono (per esempio, molti delay digitali forniscono anche funzioni di flanger, phaser, chorus o altri effetti legati alla modifica della forma d’onda del suono riprodotto).
L’evoluzione naturale del delay tradizionale a pedale è (come per quasi tutti gli altri effetti) l’impiego di software specifici che consentono di ottenere l’effetto nel contesto di un programma di elaborazione musicale per computer.

 

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