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La prima volta con gli U2

Inserito da on novembre 30 – 09:00 4 Comments | 1.345 visite

Mi piace ascoltare i racconti di altri fan su come è nata la loro fede per gli U2: mi piace il raffronto con la mia vita, per trovare le differenze, ma anche le moltissime similitudini. E’ stato in questo modo che mi sono imbattuta in Andrea, un ragazzo sardo, chitarrista per passione ed amante della buona musica da sempre, da quando, in modo quasi inaspettato, ha sentito le note di una famosa canzone.

“La prima volta che ho sentito quella strana rullata quasi militaresca era il 1983, avevo sedici anni ed ascoltavo la radio. Non riuscivo a capire chi fosse la band, ma quella chitarra e quella voce mi rimasero impresse nella mente come un tatuaggio. Ci sono canzoni che non avranno mai fine che rimangono eternamente giovani ed attuali; canzoni che suonavo all’inizio della mia esperienza da chitarrista fino a far sanguinare i polpastrelli, talmente grande era il trasporto che riuscivano a darmi.

Non dimenticherò mai la prima italiana del film “Rattle and Hum”. All’epoca mi trovavo a Milano a cercare lavoro; mio zio, dieci anni più grande di me, mi accompagnò volentieri a vedere il film presso il cinema Durini. Dopo pochi minuti di programmazione, le persone presenti in sala si alzarono in piedi ed iniziarono a cantare come se ci trovassimo allo stadio. Fu un’esperienza travolgente. “All I Want Is You” mi sconcertò.

Solitamente in Italia si incomincia a suonare con la musica di Battisti, Vasco Rossi o altro, io ho iniziato con gli U2 nel 1990. Il mio amico Tore strimpellava un motivo durante una sera al mare ed io, ascoltando quegli accordi, gli chiesi se fossero gli U2. Lui mi guardò e disse: “è una canzone dei Salis” (musicisti sardi di fine anni ’60). Allora gli chiesi di suonare più veloce e all’improvviso prese forma come dal nulla Desire.

“Tore, insegnami questi accordi, cosa sono?

“Re, La, Mi, tutti in maggiore”

Ho suonato tutta l’estate del ’90 quei tre accordi fino a farmi venire i calli. Da quella sera ho cominciato a considerare gli U2 parte di me. Se qualcuno chiedesse a mia madre di 73 anni chi è la mia band preferita, saprebbe cosa rispondere senza esitazione. Fu lei a regalarmi la mia adorata Fender stratocaster bianca e nera con cui suono tutt’ora. Lo considero il regalo più bello della mia vita. Da allora ho cercato di capire i segreti di The Edge senza venirne a capo, sino a quando internet mi ha svelato alcuni trucchi.

I vicini di casa ringrazieranno per aver ascoltato “Where The Streets Have No Name” alcune centinaia di volte ed immagino si saranno chiesti se non conoscessi canzoni diverse da suonare!

Chi non ama appassionatamente gli U2 si domanderà perchè io abbia scelto proprio loro, beh, la differenza tra una bella canzone e una degli U2 sta nel fatto che le loro canzoni ti comunicano qualcosa a livello più profondo, che entra a far parte di te e che rimane impresso in modo indelebile nonostante sul volto appaiano le prime rughe.

 

Grazie ad Andrea per la sua testimonianza e un grazie a tutti coloro che vorranno raccontarmi come è nato il loro amore per questa straordinaria band.

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