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Quando una canzone diventa divina

Inserito da on febbraio 24 – 09:00 | 772 visite

“Ho sperato, ho sperato nel Signore

Ed Egli su di me si è chinato

HA dato ascolto al mio grido

Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose

Dal fango della palude

Ha stabilito i miei piedi sulla roccia

Mi ha messo in bocca un canto nuovo

Una lode al nostro Dio”

La Bibbia, Salmo 40

Erano le ultime due ore a disposizione della sala di incisione a Dublino; in qualche modo gli U2 dovevano trovare il pezzo con cui concludere l’album War. Era un giorno di Agosto del 1983. Il tempo era davvero poco e mancava l’ispirazione; per di più Adam era andato via prima degli altri e mancava il bassista. In soli quaranta minuti arrivò l’ispirazione giusta; quel lampo di genio che fa tirare fuori il meglio di sè. Avevano già la musica giusta, mancava ikl testo. A quel punto Bono decise si rifarsi alla Bibbia e di usare, senza cambiarne le parole, al Salmo 40, in cui Davide ringraziava il Signore per aver salvato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto. Poichè mancava Adam, il basso fu suonato da The Edge; questa è una particolarità di “40”, oltre ad essere stata la canzone creata nel minor tempo immaginabile. Per diversi anni, su proprio “40” a chiudere i concerti di tournee come “Vertigo” ed “Eevetion Tour”.

Ciò che più colpì Bono del Salmo fu l’annuncio che l’amore avrebbe preso il posto delle dure leggi di Mosè sulle basi dei peccati commessi. L’amore rinasce e dà forza e speranza al mondo intero, questo è il messaggio che deve arrivare a chi ascolta.

Ecco concluso un lavoro che ha un capo ed una coda che si ricongiungono come a formare una linea di movimenti sinuosi le cui estremità vanno a toccarsi formando un cerchio. War si conclude magistralmente con una canzone il cui ritornello -“How long we sing this song”- che Bono intona all’inizio dell’album con “Sunday Bloody Sunday”; perchè la domanda che non lo abbandona nemmeno un istante è appunto quanto a lungo dovrà cantare di una guerra che distrugge famiglie intere, madri, figli, giovani ed anziani in nome di qualcosa che, comunque lo si voglia chiamare, non ha motivazione di esistere. A brani come quelli contenuti in “War” si contrappongono “Walk on” e “One”, in cui la denuncia lascia il posto al sostegno pratico ed alla lotta pacifica contro la fame, la malattia e la dittatura. I giovani U2 che denunciano le violenze degli anni ’80 sono stati rimpiazzati da artisti maturi che partecipano ativamente alla realizzazione di grandi progeti in nome di un amore che porta aiuto e speranza. E, quasi a preannunciare ciò che sarebbe accaduto negli anni ’90, un altro ritornello faceva capo a “Sunday Bloody Sunday”: “tonight we can be as one”; proprio quel “One” che segnerà la svolta nella carriera artistica degli U2 e nell’impegno sociale. “Stasera possiamo essere una cosa sola contro la guerra, la fame e l’HIV in Africa e nel resto del mondo. Siamo una cosa sola nel nome dell’amore”.

Boo è un uomo di fede; lo è sempre stato e i riferimenti a Salmi o Versi della Bibbia sono davvero innumerevoli nella sua carriera artistica. “40” è forse quello più particolare da raccontare perchè nasce all’improvviso, come tutte le cose realmente geniali e rimane eterna ed attuale come il riferimento alla pace, alla devozione verso il Dio in cui si crede profondamente, a cui ci si affida per la sua benevolenza e che si ama in modo incondizionato.

 

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