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LA MIA PRIMA “ACHTUNG BABY”

Inserito da on novembre 11 – 08:30 | 590 visite

A diciassette anni ascolti la musica che passa alla radio ed impari ad amare anche quelle canzoni che al primo impatto quasi ti fanno venire la nausea perchè c’è qualcosa che non ti convince nel ritmo, nella melodia o perchè non riesci a capire le parole se si tratta di una lingua straniera, magari pure in forma di slang. A differenza di tanti miei coetanei, io ero stata in qualche modo “educata” da mio fratello maggiore ad ascoltare non solo musica leggera italiana, ma anche quella straniera: sono cresciuta tra le note di “Tunnel of Love” dei Dire Streits e “The Wall” dei Pink Floyd, passando attraverso infiniti gruppi sulla cresta dell’onda negli anni ’80. A quei tempi non avevo scelta, nè possibilità di imporre la mia volontà perchè vigeva il diritto di anzianità; per di più si trattava della stessa famiglia, della stessa casa e dello stesso ed unico stereo. La somma di tutti questi fattori portava ad una sola ed irremovibile conclusione: stessa musica. Crescendo, poi, si è formata anche una mia identità musicale; ma gli U2 li ho incontrati ed ascoltati la prima volta dallo stereo di mio fratello: credo fu “Gloria” l’inizio di tutto, anche se di quel periodo ho ricordi un pò sbiaditi e potrei sbagliare.

Ricordo, però, chiaramente che la voce di un giovane cantante era entrata prepotente nelle mie orecchie e che era riuscita a coinvolgermi completamente; ero incuriosita dal testo, affascinata dalla voce di un Bono nel pieno delle sue doti musicali, cos’ come tutta la band che riusciva a trasmettere adrenalina pura. Non saprei dire quante volte sono stata ad ascoltare quella canzone, certo, il tutto era “pilotato” dal proprietario del 33 giri in questione, che custodiva gelosamente gli album, soprattutto li teneva lontani da me che avrei potuto rovinarli anche solo sfiorandoli.

Solo molti anni dopo ho preso coscienza di quanto era stato importante quell’incontro musicale, perchè, quando uscì Achtung Baby, io sapevo già chi erano gli U2, ma nonostante ciò Bono era riuscito per l’ennesima volta a spiazzarmi, a lasicarmi senza fiato; era entrato nella mia vita sbattendo tutte le porte senza controllo e senza possibilità di replica da parte mia. Perchè Achtung Baby è così, un susseguirsi di emozioni della durata di circa quattro minuti l’una, ma che in questo breve lasso di tempo riesce ad intrattenere una relazione personale con chi l’ascolta toccando tanti temi diversi in cui ti riconosci sempre. E’ come se gli U2 avessero sempre l’argomento giusto nel preciso momento in cui deve essere affrontato ed esattamente usando le parole che esprimono quel concetto che rimane intrappolato nella mente.

Actung Baby è nata in novembre, ed è stato un amore immediato, ma che è cresciuto e si è consolidato nei mesi a seguire; quando ho imparato a riconscere “One” dalle primissime note e a considerarla un patrimonio musicale inviolabile, da proteggere come un tempio, da chiunque e da qualunque cosa.

Non c’è incontro in ambito musicale che io ricordi meglio di quello che avvenne nel 1993 con quest’album: è l’incontro che ha dato una svolta alla mia vita e di cui porto ancora i segni sulla pelle.

 

 

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