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(LaStampa.it) Il manager degli U2 attacca Google: “monopolista che pensa solo a se stessa”

Inserito da on gennaio 30 – 14:42 | 404 visite

A Paul McGuinness piace il Midem. All’inizio del 2008, lo storico manager degli U2 tuonò dalla fiera musicale di Cannes contro gli Internet provider e i gestori delle reti di comunicazione, accusandoli di non voler spartire con produttori e artisti i profitti ottenuti grazie alla pirateria multimediale. Ieri ha concesso il bis, puntando a un bersaglio ancora più grosso: Google. Presentato come un monopolio che pensa a difendere solo i suoi interessi.

“Perché non cercano di risolvere i problemi con un atteggiamento più generoso?”, si è chiesto McGuinness, durante un incontro dal titolo Perché il copyright conta ancora online. E si è dato la risposta da solo: “Alla fine il loro interesse è che il flusso di dati prosegua. E questo non accadrebbe se i contenuti venissero pagati”. Riferendosi alla recente discussione su Sopa e Pipa, in cui Google si è schierata contro le nuove leggi proposte al Congresso americano, McGuinness ha aggiunto di non fidarsi nemmeno dei politici “che hanno paura di prendere decisioni impopolari”, sottolineando la capacità dell’industria della Silicon Valley di ottenere il favore dell’opinione pubblica: “Non bisogna mai sottovalutare l’abilità di un monopolio di difendere se stesso”.

McGuinness ha condiviso anche il suo punto di vista su Spotify, il servizio digitale in streaming di cui si parla un po’ ovunque (tranne nei paesi in cui non è disponibile, tra cui l’Italia). Un servizio che avrebbe dovuto “salvare” l’industria discografica e che invece sta generando velenose polemiche e insolite alleanze: piace parecchio al pubblico, piace molto anche alle major, mentre è visto con crescente diffidenza da artisti e piccole etichette indipendenti, che si lamentano delle basse royalty e temono una cannibalizzazione delle vendite dei dischi e su iTunes. Così, nel 2011 tre big come Adele, Coldplay e Black Keys hanno vietato la distribuzione su Spotify dei loro nuovi album. E McGuinness, pur riconoscendo la legalità del servizio, ha confermato le perplessità degli artisti, sia da un punto di vista economico che nei confronti del rapporto che lega il servizio e le etichette discografiche, definito come poco trasparente (le major sono in parte proprietarie di Spotify).

Tornando a Google, la frecciata del manager degli U2 è l’ennesimo capitolo di una guerra d’alto profilo economico e industriale, che vede schierati da un lato i grandi produttori di contenuti e i media tradizionali del ventesimo secolo e dall’altro i nuovi attori del Web. Una guerra che si sta facendo man mano sempre più aspra, come ha dimostrato proprio il recente scontro attorno alle leggi Sopa e Pipa. Lo scorso 14 gennaio è stato Rupert Murdoch ad attaccare frontalmente Mountain View. “Google è il leader della pirateria”, ha scritto il tycoon australiano su Twitter, “diffonde film in streaming gratuito, vendendoci attorno la pubblicità”.

Si tratta insomma di una guerra combattuta ai piani alti delle multinazionali. Un ring su cui si confrontano pesi massimi vecchi (Hollywood, major discografiche, network tv) e nuovi (Apple, Google, dopo l’imminente ingresso in Borsa di sicuro anche Facebook). Non coinvolge più i singoli utenti e nemmeno gli artisti medio-piccoli, la cui voce in capitolo è oscurata da colossi come gli U2 (ormai una vera e propria band-azienda, che solo con il tour del 2011 ha attirato tre milioni di spettatori e incassato 293 milioni di dollari). Per usare la terminologia di McGuinness, appare sempre più come una battaglia tra due monopoli che, su un terreno inedito come è quello del nuovo millennio digitale, cercano di difendere i propri interessi.

 

Via | LaStampa.it

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