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RollingStone.com – Adam Clayton: Il The Joshua Tree Tour non è una operazione nostalgica (e SOE esce a fine 2017)

Inserito da on gennaio 25 – 17:17 | 292 visite
 Trenta anni fa, il successo dirompente di The Joshua Tree fece diventare gli U2 la più grande Band sulla Terra. I grandi successi dei singoli “With Or Without You“, “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” e “Where The Streets Have No Name” li catapultò dalle arene negli stadi, e gli U2 si ritrovarono di colpo a passare del tempo in compagnia di Frank Sinatra, ad apparire sulla copertina del Time, e a suonare sul palco insieme a Bob Dylan, Bruce Springsteen e B.B.King.
“Riguardando indietro a 30 anni fa, fare il tour di The Joshua Tree potrebbe sembrare che sia stato una grande opportunità, straordinariamente felice per noi; ad essere sincero, è stato un periodo molto difficile per noi, passare dalle arene agli stadi ci mise molto pressione; non mi sono divertito moltissimo in quei momenti!” – cosi Adam Clayton inizia una lunga ed interessante intervista col giornalista Andy Greene per Rolling Stone.
“Quest’estate è una grande opportunità per noi, per voltarci indietro e guardare alle canzoni di The Joshua Tree, cosa significavano 30 anni fa, cosa significano oggi”.
– Cosa è successo a Songs Of Experience? Doveva essere pubblicato nel 2016 sbaglio?
“Beh, la nostra intenzione era proprio quella: finire l’album; ma come terminato il tour nel 2015, e ci siamo ritrovati a lavorare sul disco ci siamo resi conto che non eravamo pronti per terminare l’album e portarlo in tour, non riuscivamo completamente a riversarci nella fase “Experience”. Allora ci siamo detti “guardiamo le cose da un lato differente” e nel frattempo prima la Brexit (non so come la gente l’ha recepita) e poi la scalata diTrump ci hanno incoraggiato a cercare di capire cosa stesse succedendo, come se ci stavamo perdendo qualcosa dei fatti che stavano accadendo. Ecco che abbiamo deciso di non finire il disco troppo velocemente, non prima di cercare di metterci dentro il significato, per noi, del cambiamento dovuto a questi grandi eventi.
Credo è molto interessante riguardare indietro a The Joshua Tree, perché quando ci lavorammo era un mondo altrettanto squallido, parlando di USA e UK, per le politiche rigide della Tatcher, che stava provando a cambiare il sistema economico inglese, e quelle di Reagan, che con il suo imperialismo si stava inserendo nelle politiche del Centro America, con tutte le conseguenze di guerre e denaro sporco dovuto al mercato delle armi.
Ma soprattutto è importante riguardare a 30 anni fa, per vedere quanto sono cambiato e quanto ancora ho bisogno di credere in valori liberali, come il mondo appare, come reagisco alle notizie e cosa voglio dalla politica, piuttosto che erigermi su una barricata. Sono a favore di tutti i nuovi artisti che si comportano come persone che  fanno parecchio “casino”,  ma sono felice di far parte ancora del “movimento”
– So che all’inizio pensavate di fare uno o due concerti di The Joshua Tree, in Europa e in America. Come siete arrivati a pensare di fare un tour?
“Sicuramente una delle idee era, dato che il tour di Songs Of Experience sarà indoor, e sarà focalizzato sul tipo di show e di idee dell’Innocence Tour, che i concerti di The Joshua Tree potevano semplicemente riprendere quella produzione portandola avanti. Poi ci siamo detti: “Beh in onore di The Joshua Tree possiamo proprio tornare indietro a quel periodo e fare concerti più incentrati su cosa quell’esperienza ha significato per noi”. Questo perché quando abbiamo pensato ai concerti per The Joshua Tree sono successe un paio di cose incredibili.
Il  tour iniziò infatti nelle arene, ma il disco iniziò a vendere in maniera inimmaginabile; l’album raggiunse il numero uno nelle classifiche, tutti lo conoscevano, era sulla bocca di tutti, divenne un successo planetario; fummo costretti a fare concerti negli stadi quasi forzatamente, e per noi fu un salto grandissimo, per questo manipolo di ragazzotti irlandesi di 25/26 anni che si erano appena messi dentro questa grande cosa chiamata U2, dopo 5-6-7 anni di cammino insieme, quasi un pellegrinaggio per tutti noi.”
“Quando abbiamo iniziato a fare gli stadi, non avevamo alcun trucco, alcun artifizio. Non ne sapevamo nulla! Eravamo stati sempre lontani dagli schermi video, che stavano nascendo proprio in quel periodo. Credevamo che bastasse la musica per riempire gli stadi, e così la sfida per noi divenne davvero importante; era differente e difficile per Bono raggiungere i propri fans, stare connesso col pubblico. Era frustrante per noi, perché le tue canzoni, pure se bellissime, dipendono dal sistema di amplificazione, e sei solo un puntino sfocato sul palco”

– Ho parlato con The Edge un po di settimane fa. Non era sicuro del fatto che i concerti inizieranno con “Streets” per proseguire con la scaletta dei brani di The Joshua Tree. Come pensate di organizzare lo show?

“Ancora non ci siamo seduti a tavolino ed elaborato tutte le dinamiche, ma credo che l’album sarà la parte principale del concerto. Credo che siamo orientati nell’iniziare lo show con canzoni non troppo diverse da quelle con cui aprimmo i concerti di Songs Of Innocence (dove abbiamo suonato brani dei primi anni’80), cosi da preparare il nostro pubblico a quello che sarà la parte principale dello show, raccontando prima un po la storia di come siamo arrivati a The Joshua Tree, e in quel momento il nostro show cambierà, almeno credo! Non sappiamo quando inizieremo a suonare il disco durante il concerto, se inizieremo proprio da “Streets” o magari sarà l’ultima canzone; ma sicuramente ci sarà un cambio di scenografia. Non sappiamo ancora se suoneremo il disco in sequenza precisa. Ma quando suoneremo il disco, sarà l’inizio di quel viaggio musicale a cui ci siamo sempre riferiti in quel periodo, e le canzoni ci porteranno indietro nel tempo ad una idea di America che all’epoca poteva essere reale e veritiera. Se ci pensi, da quegli anni in poi l’idea di America opulenta e accogliente è andata a morire, le cose sono cambiate molto. Sarà interessante vedere come la gente potrà tornare indietro a quel periodo.”


– Immagino che una sfida possa essere suonare in sequenza le prime quattro canzoni, che sono le più note ai vostri fans. Vi preoccupa l’idea di suonare tutte insieme le restanti sette canzoni, meno note ad un pubblico di massa?

Umm.. credo che possiamo solo vedere cosa accadrà davvero. Credo che tutti coloro che verranno ai concerti conoscano bene il disco. Dobbiamo capire bene se, dopo 30 anni della nostra esperienza, a determinate canzoni dare “nuova vita” riarrangiandole, o se suonare quelle canzoni insieme ad altre che hanno tematiche simile. Vorrei dirti di più, ma ci stiamo lavorando ancora su determinate idee, abbiamo dei desideri che ci auguriamo di realizzare per i concerti del tour, ma il modo ancora lo ignoriamo, come sempre sperimenteremo sopra fino a quando non ci convinceranno appieno.”

 

 – I fans sono super entusiasti dall’idea di ascoltare “Exit”, “Red Hill Mining Town” e “Trip Through Your Wires.” Queste sono canzoni non eseguite negli ultimi 30 anni, o addirittura mai.

“Trip Through Your Wires credo che fu eseguita molto bene durante il Joshua Tree tour. Mi sembra che “In God’s Country” facesse parte della setlist, ma si “Red Hill Mining Town” non è stata mai eseguita live, non ci piaceva come la stavamo provando, ma ora penso che abbiamo trovato il modo di eseguirla in concerto.”

– Ci sono possibilità che vengano eseguite canzoni da Songs of Experience durante i concerti?

Mi auguro davvero tantissimo di suonare qualcosa da Songs of Experience, magari una o due canzoni. Ma, ancora, non posso dare conferme al riguardo, abbiamo bisogno di vedere come sarà strutturato il tipo di show per capire se quelle canzoni da Songs of Experience possano adattarsi al contesto di uno stadio; devo dire che mi piacerebbe vedere come è la resa live di quelle canzoni, e che possano diventare familiari al nostro pubblico, prima che venga pubblicato il disco.”

– Facendo un discorso più generale, deve essere veramente difficile preparare una setlist con cosi tanti dischi alle spalle, e soprattutto con una parte del pubblico che conosce le canzoni più famose, e i fans di vecchia data che vorrebbero delle canzoni più vecchie e rare. Soddisfare le aspettative di entrambi in un colpo solo deve essere veramente difficile.

“Hai ragione, è molto difficile. E te ne rendi conto velocemente che ci sono questi due tipi di canzoni. Da un lato le canzoni, le hit, che tutto il pubblico conosce e che quando le suoni ne sono strafelici. E poi ci sono, come dici te, quelle canzoni più “cerebrali”, che io definisco le canzoni da “cameretta”, con cui i fans hanno un rapporto più intimo, sentono più “personali”, che sono solo loro, e per loro, senza condividerle con gli altri. Credo che da sempre proviamo a passare quella linea, per far avere momenti indimenticabili ai nostri fans, cercando di trasmetterere loro direttamente emozioni, facendo vivere al fan la sua esperienza personale con la canzone, e con altre canzoni facciamo partecipare direttamente il pubblico con quello che succede sul palco.”

– Ho detto a The Edge che ci sono due canzoni sempre in cima ai desideri dei fans, che sono “Acrobat” e “Drowning Man.” Non le avete mai eseguite dal vivo. Ci sono delle possibilità per questo tour?

“Avevamo provato ed arrangiato una versione di Drowning Man” per il 360° tour. Se non ricordo male proprio quando stavamo provando negli stadi. E i fans se lo ricordano bene. Ma alla fine ci siamo resi conto che era una canzone veramente quasi “sconosciuta” per un pubblico da stadio (ride). Ma la canzone ha davvero tante potenzialità, non c’è dubbio, e come la stavamo provando stava venendo anche qualcosa di interessante, ma ci siamo resi conto che non poteva funzionare negli stadi. Sicuramente è più una canzone da piccolo locale, perché.. perché fa parte di War!! In molti sicuramente non la conoscono, ma è un grandissimo brano musicale, molto evocativo. Forse ci sarà il modo di farla funzionare dal vivo.”

– E su “Acrobat” che mi dici?

“Ma su “Acrobat” la storia è comica. Si è una canzone che ha molta rabbia. Credo che quando stavamo pianificando il tour di Achtung Baby ci siamo resi conto che gia li era di troppo, ma forse c’è un modo per suonarla un giorno dal vivo. Magari non in questo tour. Penso che andremo a raggiungere uno spartiacque nel concerto, un pre-Joshua Tree e un dopo Joshua Tree. Dopo The Joshua Tree forse suonare  Achtung Baby sarebbe troppo, ma chissà che cosa succederà una volta che riprogrammeremo un concerto di due ore e mezza in uno stadio.”

– Vi è mai venuta l’idea di fare un concerto per i fans in un teatro, o in un piccolo locale, suonando solo canzoni poco conosciute?

“Potrebbe starci, siamo sempre alla ricerca di idee nuove e differenti per restare connessi con i nostri fans. Tutte queste cose sono valide. Ma per noi il punto è che abbiamo nuove canzoni, e l’obiettivo è essere innovativi con il nuovo materiale. Questo tour è solamente l’opportunità di fermarci e celebrare The Joshua Tree. Il linguaggio degli U2 non è celebrare il passato, ma stiamo solo onorando questo grande disco in questo anniversario unico.”

– Ritieni che se pubblicaste “With or Without You” oggi come singolo, avrebbe comunque un grande successo, o le radio sono cambiate cosi tanto che la canzone non funzionerebbe come singolo?

“Penso che la potremmo ancora pubblicare. Avremmo bisogno per la parte vocale di Melodyne. Dovremmo comprimere e programmare le parti ritmiche. Allora la canzone sarebbe familiare a quelle che passano oggi per radio, potrebbe avere successo, essere virale nelle ricerche. Ma se la facessimo uscire così come è, allora si perderebbe nel frastuono e nel rumore di questi suoni cos’ in voga oggi.”

– Ritieni possibile per una rock band con 40 anni di carriera scrivere ancora successi, quando la maggior parte degli artisti pop sono poco più che ventenni?

“Mah, sai, io lo ritengo ancora possible. Non so quale è la formula giusta, ma non mi sento più preoccupato oggi rispetto ad altri periodi onestamente. Continuo ad ascoltare le canzoni di Fleetwod Mac. E mi chiedo – come fanno queste canzoni a stare ancora in piedi cosi saldamente? – Certo, all’epoca erano popolari; i testi avevano tematiche universali, ma i loro suoni non erano strettamente legati a quelli del periodo. Loro avevano un loro proprio sound, che tuttora oggi è sopravvissuto e si distingue dalla attuale musica pop.”

– Hai ragione. Infatti penso che “Every Breaking Wave” è tra le vostre canzoni migliori di sempre. Se fosse stata pubblicata in altri tempi sarebbe stata un successo clamoroso. Sembra quasi che viviamo in un mondo completamente differente oggi.

“Esattamente, è proprio cosi. Il legame emozionale con le canzoni oggi è differente, perché la gente non si rende conto che fanno parte di un album. Non vedono le canzoni come uno stile di vita, non ci si identificano. Viviamo un’era in cui queste canzoni sono “sputate” fuori e passano via subito, e la gente ci si identifica in maniera differente.”

– Quando pensi pubblicherete Songs of Experence? L’anno prossimo? O verso la fine del 2017?

Riteniamo decisamente che vedrà la luce alla fine di questo anno. Non c’è una scadenza prefissata, niente di tutto questo. Dopo questo tour lo rifiniremo e sistemeremo ancora un po. Ma siamo convinti che ormai ci siamo. Non abbiamo fatto questi concerti di The Joshua Tree perché ci serviva ancora del tempo per terminarlo; siamo agli sgoccioli, il materiale è parecchio, faremo gli ultimi accorgimenti che riterremo necessari. Sarà una grande gioia suonare le canzoni di The Joshua Tree. In qualche modo, l’esperienza di questo tour, avrà il suo impatto e la sua influenza al momento che finiremo di lavorare al nuovo disco.”

– Si è parlato molto di “nostalgia” in relazione a questo tour. Che ne pensate?

“[Viene fuori un lamento] Non è qualcosa decisamente a cui siamo interessati. La motivazione che il pubblico verrà a vedere questo tour e potrebbe dire, guardando a 30 anni fa, “Non era veramente fantastico? Non era veramente un grande periodo? Non eravamo noi la generazione che ha cambiato le cose?” Non puoi farci nulla, qualcuno potrebbe pure pensarlo. Ma come ti ho detto prima nell’intervista, per noi è un punto di partenza per riflettere su come siamo cambiati in questi 30 anni. Chi siamo noi ora? Come possiamo agire come parte di una comunità di persone e della società, fare cambiamenti e scelte per il futuro?”

– Vi vedete ancora insieme come U2, quando avrete una settantina di anni come gli Stones e gli Who?

“[Ride] Non posso rispondere, forse nemmeno loro se lo immaginavano. Credo che sia fantastico che Pete [Townshend] e Roger [Daltrev] sono ancora sulla scena a fare concerti. Posso provare a pensare che se hai 70 anni, ti potresti divertire molto sul palco a fare musica rock, se ne hai ancora le possibilità, ma sicuramente non è una cosa che puoi pianificare. Non ne ho proprio idea, dove saremo a 70 anni, e chi tra noi ci sarà quando saremo sulla settantina.”

– Credo che sia quasi un miracolo che gli U2 sono rimasti la stessa formazione per 40 anni. Quasi nessun altro gruppo ci è riuscito.

“Abbiamo un legame forte solido e stabile, da sempre. Speriamo che sarà sempre cosi.”

– Ho come la sensazione che tra Songs of Ascent, e tutte le cose che avete fatto durante le sessioni di Songs of Innocent e Songs of Experience, ci sono così tante canzoni che i fans non avranno mai la possibiità di ascoltare, forse un centinaio di brani. Ritieni che un giorno potreste pubblicare una raccolta di questi brani?

“Ancora, mai dire mai. Molto spesso, la ragione per cui non completiamo le cose è perché iniziamo con un programma di lavoro (tavolozza) molto ampio, e poi ci focalizziamo su cosa significa per noi il Rock e cosa siamo al momento, e il programma si riduce. Per essere rilevanti e contare ancora qualcosa devi fare i conti con tutto ciò. Potremmo divagare facendo musica jazz o progressive o di atmosfera – non riflette per forza cosa gli U2 devono fare e come ci dobbiamo relazionare al nostro pubblico.”

– Avete mai la sensazione di stare combattendo col peso dei tempi? Ci sono cosi poche Band che hanno suonato per 40 anni, cercando di mantenere un pubblico di massa. Inoltre, il Rock non è più al centro della cultura. C’è molto lavoro da fare per voi oggi.

Mmm… si, ci sono molti aspetti da considerare per una cosa simile. Ritengo decisamente che la tecnologia ha fatto cambiare tante cose negli anni. Se guardi ai grandi gruppi degli anni’40, erano stati ridotti a 4-5 elementi perché dopo la guerra non c’erano i soldi per pagare band con tanti elementi, o per pagare la benzina e gli autobus. Poi è arrivato il periodo in cui gli strumenti elettrici hanno fatto sì che da poche persone venisse fuori un suono maestoso che potesse intrattenere il pubblico. Ora siamo in una situazione particolare perché il business musicale, le vendite nel vero senso della parola, non esistono più, e non puoi più supportare i gruppi musicali, come in passato, in termini economici. I cantanti oggi stanno scoprendo, con i computers, che possono creare suoni nel mondo digitare, e far sì che la voce si adatti in maniera speciale. Non hanno più bisogno di stare in uno studio insieme alla propria Band. Cosi, sicuramente, ritengo che le motivazioni economiche hanno cambiato la scena musicale attuale.”

“Inoltre ritengo che negli anni ’60 la controcultura e l’informazione fossero translate perfettamente attraverso i movimenti giovanili, e quel movimento di controcultura sfociasse in musica ed idee. L’era di Internet ha cambiato completamente tutto. Noi stiamo, usando le tue parole, un qualcosa che sta nuotando controcorrente, ma ho sempre speranza in alcuni valori che ci appartengono; non so se ce la faremo a vincere la corrente. Le cose cambieranno ancora, il futuro sarà ancora differente da oggi.. non sappiamo cosa ci aspetta.”

 

Traduzione e articolo a cura di Angelo @Noodles105
Foto in evidenza by © U2 (Instagram)

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