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U2: La rinascita. Atto III? …facciamo il punto della situazione!

Inserito da on ottobre 27 – 19:09 | 891 visite

Gli U2 si sciolgono. Gli U2 sono finiti. U2 insieme fino alla morte. Abbiamo 3 album pronti! Tutto ciò che sai è sbagliato.

E’ ora di fare un po’ di chiarezza.

L’anniversario di Achtung Baby si avvicina. 20 anni fa gli U2 sconfiggevano la loro morte artistica e reinventavano il rock. Hanno sconfitto il destino e hanno vinto loro, reinventandosi per l’ultimo decennio del ‘900.

Oggi è il 27 ottobre 2011 e forse gli U2 sono in crisi (di nuovo) dopo 35 di vita come gruppo.

I quattro irlandesi hanno sempre avuto gli occhi spalancati sul futuro ma per l’anniversario del “grande disgelo” di “Achtung Baby” si sono dovuti guardare indietro e rivivere la malinconia e la tristezza di quei giorni, malinconia che sembra aver colpito in modo particolare Bono.

Con il loro ultimo tour mondiale hanno polverizzato tutti i record possibili, il massimo del gigantismo dei live è stato toccato e questo è un dato di fatto, è tangibile.

Il prossimo tour (a scanso di sorprese) tornerà a dimensioni “normali” di spazio e performance. Come ha detto Bono in una delle recenti interviste “per sopravvivere dobbiamo tornare a spazi piccoli con musica piccola.”

Lo stesso Bono che qualche giorno fa ha detto “sarei lieto di finire la carriera con un album bello come No Line on the Horizon” poi ha subito aggiunto “…ma ne dubito”.

E’ un periodo di contraddizioni: da una parte c’è Bono che continua a chiedersi se gli U2 siano ancora rilevanti e se ci sia bisogno di un loro nuovo disco con il resto della band che ultimamente non ha fatto mistero di non gradire queste continue (ed evidentemente non importanti) preoccupazioni di Bono e dall’altra parte c’è sempre la band stessa che effettivamente ora come ora non sa che direzione prendere.

The Edge e Bono hanno effettivamente ammesso che c’è dell’ottimo nuovo materiale da parte (si parla di materiale prodotto in parte con il produttore di Lady Gaga – ovvero RedOne – che dicono sia davvero particolare ma non soddisferebbe a pieno la band e materiale prodotto con Danger Mouse che sembra sempre più quotato come “nuova direzione” della band).

Lo stesso Bono però poi dice che vorrebbe lavorare sempre con “la ditta” Brian Eno & Daniel Lanois, i due geni della musica contemporanea.

La “direzione” Danger Mouse sembra piacere molto anche al bassita Adam Clayton che ha definito quel materiale come qualcosa che ha colto l’essenza vera della band ma in maniera diversa.

Il sempre concreto e di poche parole Larry ha invece spesso due parole su ‘No Line on the Horizon’ definendolo in alcune parti “incompleto”, mentre sul futuro ha detto qualcosa come “sarebbe bello reinventarsi di nuovo”.

Proprio su quest’ultimo punto dobbiamo fermarci a riflettere.

Gli U2 dalla loro nascita ad oggi ci hanno dimostrato che sanno comprendere il futuro tanto che ogni decennio sono cambiati mantenendo intatta la loro essenza.

Alla fine degli anni ’80 dopo la prima svolta di “The Unforgettable Fire”, l’ascesa con “The Joshua Tree” e il ‘punto esclamativo’ “Rattle & Hum” si sono trovati al primo bivio.

Cosa fare ora?

I quattro irlandesi a volte sembrano fin troppo tormentati sul cosa fare (è qualcosa di radicato nel loro spirito questa indagine quasi filosofica di autocoscienza).

Dalla crisi nera del loro 1990 è nato il capolavoro che ha reinventato il rock chiamato “Achtung Baby” dando una forte impronta di futuro “cibernetico” affermato poi con i lavori “Zooropa” e “Pop”.

La rinascita. Atto I.

Alla fine degli anni ’90 i quattro si sono posti di nuovo la domanda: cosa fare ora?

Nasce così “All that you can’t leave behind” e una musica più ‘easy’ e meno tormentata ma sempre di qualità altà.

Il primo decennio del 2000 è la reinvenzione della semplicità, non di un ritorno alle origini (il rock tormentato di “Boy”, “October” e “War” è radicato negli anni ’80 e lì rimane).

“How to dismantle an atomic bomb” dalle radici rock e sanguigne (per stessa ammissione della band non aggiunge novità sonore) è il seguito ideale del suo predecessore. “La bomba atomica” è un mettere le cose in chiaro, niente di più.

Consolidate le fondamenta ci si può spingere a disegnare gli affreschi e a dipingere i muri.

“No Line on the Horizon” (superiore agli ultimi due album sopra citati) è un affresco bellissimo dei nostri tempi con una nuova vena compositiva o forse è una vena compositiva ritrovata.

Ognuno la vede un po’ come vuole ma ciò non toglie nulla all’ottimo lavoro svolto dalla band (si può avere da ridire sulla parte centrale dell’album, ma ciò dipende dai giudizi personali) che chiude il primo decennio del 2000 con classe, eleganza e maturità.

Poi arrivano il “360° Tour” e Glastonbury.

La rinascita. Atto II.

….e l’ATTO III?

Bono afferma che ora gli U2 sono disorientati. Il futuro forse riserva ancora qualcosa o forse no.

Lo stesso cantante dice che lo spirito della band e l’umore attuale ricorda un po’ il periodo precedente al capolavoro del 1991 che di questi tempi si vede che gli sta facendo rivivere tanti ricordi ed emozioni dell’epoca.

E noi un po’ ci crediamo e un po’ non ci crediamo perché le dichiarazioni di Bono vanno sempre prese un po’ “con i guanti” (non perché sia un bugiardo ma perché si lascia spesso trascinare dalle emozioni del momento).

Un conto è reinventarsi quando si hanno 30 anni e tutto un altro conto è provare a fare la stessa cosa a 50 anni.

Ma stiamo pur sempre parlando della più grande rock band del pianeta, stiamo parlando di chi ha reinventato il rock e gli show live, stiamo parlando di chi si è reinventato due volte e come si suol dire “non c’è due senza tre!”.

Ma la verità qual è?

La verità non sappiamo quale sia ma sappiamo che è dietro l’angolo del tempo.

Il tempo ci dirà se gli U2 ci sorprenderanno ancora come solo loro sanno fare o meno.

Noi fans che siamo i loro migliori amici dobbiamo avere fede nella scelta che faranno i quattro perché ormai sono uomini maturi che sapranno cosa è meglio per loro.

Diamo tempo al tempo.

Quello stesso tempo che ormai li ha consegnati all’olimpo della musica e all’immortalità artistica.

 

 

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